Matrimonio forzato: la storia di Defne e i diritti di cui gode in Svizzera

| Vinciane Rouiller

Defne ha 17 anni. Originaria della Turchia, è giunta in Svizzera all’età di 5 anni con i suoi genitori e la sua sorellina. Oggi frequenta il liceo scientifico, trascorre molto tempo con le amiche, con cui gioca a pallavolo, di nascosto però. Quest’estate partirà con la famiglia nel suo Paese d’origine per far visita ai nonni, che è tra l’altro felicissima di rivedere. Una sera, sente per caso una conversazione telefonica e capisce allora che lo scopo di quel viaggio non è solo quello di andare a trovare la parentela. I suoi genitori prevedono infatti di darla in sposa a un cugino. Defne è molto legata a tutta la sua famiglia, ma non concepisce il suo futuro come lo immaginano sua madre e suo padre. A questo punto, la ragazza prova un senso di smarrimento e non sa più cosa fare. 

Defne non è l’unica a trovarsi in questa situazione. In Svizzera, l’Istituto specializzato matrimonio forzato – Centro di competenza nazionale – fornisce consulenza e sostegno alle persone confrontate con situazioni di matrimonio forzato, trattando oltre 300 casi all’anno. Abbiamo contattato una collaboratrice di questo istituto specializzato per capire meglio quali siano i diritti di Defne e le sue possibilità di sottrarsi ad un matrimonio di questo tipo.

Ecco i punti chiave da tener presente:

Anche se Defne si trova in una situazione difficile, esistono comunque delle possibilità per uscirne. In casi del genere, l’Istituto specializzato matrimonio forzato cerca, offrendo consulenza alle persone direttamente interessate e un servizio di coaching alle professioniste e ai professionisti coinvolti, di chiarire in un primo tempo se sia possibile evitare l’effettiva partenza di Defne per la Turchia, avendo però cura di non generare conflitti significativi. A volte può essere utile chiedere al datore di lavoro di istituire un «blocco delle vacanze», invocare motivi scolastici o problemi legati ai documenti d’identità, o ancora presentare un certificato medico. Oppure, si può persino imporre un divieto di partenza che, nel caso delle persone minorenni, è ordinato dall’Autorità di protezione dei minori e degli adulti (APMA). Quando invece sono nel Paese d’origine dei genitori, le persone direttamente interessate dispongono di risorse limitate e si ritrovano ben presto sottoposte a forti pressioni. Nei casi di matrimoni o fidanzamenti forzati, è generalmente l’intera parentela ad esercitare pressioni o usare violenza. Per questo motivo, l’Istituto specializzato matrimonio forzato parla di «violenza di genere nel contesto familiare». In una simile situazione, la vittima finisce per ritrovarsi quasi sempre abbandonata a sé stessa. 

L’Istituto specializzato matrimonio forzato, tenuto al segreto professionale, si adopera per raccogliere il maggior numero possibile di informazioni con l’aiuto di Defne prima di una sua eventuale partenza per la Turchia, al fine di valutare il grado di rischio e trovare insieme a lei possibili scappatoie. Basandosi su 47 criteri iniziali, è possibile effettuare una valutazione dei rischi nell’ambito della gestione dei rischi. In questa fase, si chiarisce, ad esempio, se la ragazza sia la figlia maggiore e quanto la sua famiglia sia religiosa, tradizionalista e patriarcale. Si tiene pure conto dell’eventuale rischio di autolesionismo: troppo spesso vi è anche una concreta possibilità di suicidio a causa del forte stress a cui la vittima è sottoposta. A questo stadio confluiscono pure conoscenze specifiche sull’origine e sulla migrazione: l’Istituto specializzato matrimonio forzato vanta infatti una conoscenza approfondita di 41 Paesi, regioni ed etnie d’origine. La Turchia è uno dei nove Paesi su cui si focalizza in modo particolare. In alcuni casi, le persone confrontate a questa problematica affermano: «La cosa più importante per i miei genitori è che io arrivi ancora vergine al matrimonio. In caso contrario, infangherei la loro reputazione.». Se, in una famiglia così restrittiva, si venisse a sapere che la figlia ha una relazione sentimentale, questa notizia potrebbe esporla a rischi significativamente più elevati. Quali atti di violenza potrebbe subire Defne se rifiutasse di sposarsi? Di quale libertà di movimento dispone in loco? Quanto è stretta la sorveglianza a cui è sottoposta? Che tipo di permesso di soggiorno ha Defne in Svizzera? Potrebbe beneficiare della protezione consolare? Si tratta di domande di centrale importanza. In linea di principio, in assenza della nazionalità svizzera, non è prevista alcuna protezione consolare. Tuttavia, l’Istituto specializzato matrimonio forzato offre il proprio sostegno in tutti i casi in cui sussista un legame sufficiente con la Svizzera. 

Insieme a Defne si cerca anche di capire chi sa cosa. La scuola è al corrente della sua situazione? È necessario coinvolgere l’autorità di protezione dei minori? Quali conseguenze avrebbe ogni singola azione intrapresa? L’obiettivo più importante è la sicurezza di Defne. Casi del genere sono complessi: spesso servono un piano A, un piano B e un piano C. Una delle sfide da affrontare è la grande ambivalenza delle persone confrontate con questa problematica: vogliono naturalmente uscire da una situazione di coercizione, ma spesso temono che il semplice avvio di un procedimento penale possa esporle ancora di più ad un pericolo. Il matrimonio forzato costituisce una violazione dei diritti umani e in Svizzera è un reato perseguibile d’ufficio (art. 181a CP). Nel nostro Paese, si può pure avviare un’indagine persino quando il matrimonio forzato è stato contratto all’estero. Nel presente caso, inoltre, Defne è ancora minorenne. Se una persona domiciliata in Svizzera contrae un matrimonio con una persona minorenne all’estero – anche se fosse un atto volontario – la Confederazione considera nulla tale unione da quando sono entrate in vigore le modifiche legislative in materia il 1° gennaio 2025. La persona in questione continua quindi ad essere ufficialmente nubile/celibe. Sussiste però il problema che le famiglie considerano i matrimoni religiosi o tradizionali come socialmente vincolanti. Per rimediare a questa situazione, l’Istituto specializzato matrimonio forzato ha messo a punto una soluzione in collaborazione con un’associazione musulmana: i matrimoni religiosi contratti da minorenni o sotto costrizione – che hanno quindi un valore esclusivamente religioso, in quanto le persone in questione non sono considerate ufficialmente sposate in Svizzera – possono essere sciolti sul piano religioso. Il fatto che i genitori abbiano determinati diritti sulla prole fino al compimento dei 18 anni, come quello di decidere dove debba risiedere, rappresenta un’ulteriore sfida. In situazioni del genere, l’APMA può, in determinate circostanze, adottare le misure di protezione del caso. Grazie alla collaborazione con la polizia, è possibile mettere in atto diverse soluzioni: in alcuni casi, si può emettere un avviso, contattare il servizio competente in materia di violenza domestica e richiedere una consulenza mantenendo l’anonimato, oppure far intervenire il servizio di gestione delle minacce. Per garantire la protezione delle persone in questione è anche possibile collaborare con l’autorità preposta alla sorveglianza delle frontiere o con il personale di sicurezza presente negli aeroporti. In caso di emergenza, l’Istituto specializzato matrimonio forzato può raccomandare, in determinate circostanze, che le minorenni vengano accolte per un certo periodo presso la «Mädchenhaus» (la casa delle ragazze) di Zurigo, il cui indirizzo è segreto e con cui è stato stipulato un accordo di collaborazione. 

Anche se Defne fosse già partita per la Turchia o se l’Istituto specializzato matrimonio forzato venisse coinvolto solo dopo il mancato rientro dalle vacanze della ragazza, esistono altre possibilità d’intervento. In Turchia, l’Istituto specializzato matrimonio forzato può contare su una rete di contatti in tutte le regioni del Paese e ha già collaborato con successo con gli attaché di polizia svizzeri. Per il rimpatrio è possibile rivolgersi al DFAE e alla SEM. Prima della loro partenza, molte delle persone direttamente interessate non dispongono ancora di indizi così chiari su un loro imminente matrimonio forzato, com’è invece il caso per Defne. Anche nel caso di un brutto presentimento, oppure se la famiglia esercita un forte controllo sulla persona in questione, vietandole di avere relazioni sentimentali e suggerendole possibili future proposte di matrimonio, potrebbe essere utile ricorrere a una consulenza confidenziale. Una volta compresa la situazione, è allora possibile concordare canali di comunicazione sicuri e definire insieme un piano d’emergenza. Tra le misure del caso importanti da adottare rientrano, ad esempio, un cellulare supplementare con scheda SIM, numeri di emergenza conservati in un luogo sicuro e segreto, copie di documenti importanti come il passaporto, la carta d’identità o il permesso di soggiorno da consegnare a una persona di fiducia in Svizzera, denaro contante. L’Istituto specializzato matrimonio forzato conosce anche organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti delle donne presenti in diversi Paesi e che operano in loco, e utilizza questa rete di contatti per fornire sostegno alle vittime. In tali situazioni, l’efficacia delle autorità locali – come la polizia – dipende in larga misura dal singolo Paese. È sempre possibile contattare l’Istituto specializzato matrimonio forzato – Centro di competenza nazionale – per avvalersi del suo know-how in materia. Quanto prima le persone confrontate con questa problematica, oppure le professioniste e i professionisti coinvolti, si rivolgono a noi, tanto maggiore sarà il margine di manovra per garantire una protezione adeguata. La consulenza è gratuita, confidenziale, disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, in tutta la Svizzera. Il team è specializzato in diversi contesti familiari e culturali, aspetto che può essere di grande aiuto per fornire consigli utili e mirati. 

E se Defne avesse già compiuto 18 anni?

In tal caso, non dipenderebbe più, a livello legale, dai suoi genitori e godrebbe di una maggiore autonomia per proteggersi e prendere le proprie decisioni. Se il matrimonio forzato dovesse essere effettivamente celebrato, in Svizzera potrebbe essere dichiarato legalmente nullo. L’Istituto specializzato matrimonio forzato rimane comunque a disposizione per fornire qualsiasi consulenza gratuita e confidenziale in materia. 

Per ulteriori informazioni e dati sul tema, potete consultare il sito: www.matrimonioforzato.ch.

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